Liberi di edificare sulla roccia. Testo: Matteo 7:21-27
“… Non chiunque dice signore, signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del padre mio che è nei cieli…”
La favola dei tre Porcellini è una delle più brillanti favole conosciute nella letteratura dell’infanzia. Raccolta nelle sue “Nursery Rhymes Nursery Tales nel 1843 dallo studioso britannico shakespeariano James Orchard Halliwell-Phillips nel 1843 , essa ebbe la sua popolarità nel 1890 con lo scrittore Joseph Jacobs , che la incluse nel suo “English Fairy Tales”. Tuttavia, la favola ha avuto forse un’eco universale con la versione disneyana del 1933, “Three Little Pigs”. Quest’ultima, meno cruenta e più divertente, si può sintetizzare nel seguente modo: “ In un bosco vivevano tre porcellini. Per difendersi dalla ferocia di un lupo che abitava nei dintorni decisero di costruire ognuno la propria casetta. Il più volenteroso costruì la sua casetta con mattoni e cemento, mentre gli altri due, più restii alla fatica, decisero di costruire la propria casetta il primo con la paglia e il secondo con il legno. Un giorno il lupo perlustrò la zona boschiva nella quale i porcellini avevano costruito la loro casetta, notando le strane abitazioni e chi li abitava. Affamato, si avvicina alla prima casetta costruita con la paglia e, dopo avere profondamente inspirato, soffiò fortemente sulla fragile costruzione, scoperchiandone il tetto. Il porcellino, impaurito, scappò via, rifugiandosi nella seconda casetta di legno, abitata dal suo fratellino, credendo di essere fuggito dalle grinfie del lupo affamato. Il lupo non demorse. Dopo una breve corsa raggiunse la seconda casetta di legno e iniziò a soffiare con tutto il fiato che aveva nei polmoni. La porta cedette. I due porcellini, impauriti corsero a perdifiato incalzati dal lupo inferocito, rifugiandosi nella casa di mattoni costruita con fatica e pazienza dal fratello maggiore tra gli sberleffi dei suoi fratellini. Il lupo innervosito sia perché non era riuscito a catturare i due porcellini sia perché la casa di mattoni ha una struttura solida e la porta è ben fissata con robusti cardini, cercò di entrare per il camino ignaro di quello che lo aspettava. Infatti, il porcellino saggio, intuendo le malevoli intenzioni del lupo, accese della legna nel camino sulla quale precipitò ignaro il lupo. Fortemente ustionato, il lupo corse via presso il ruscello più vicino per alleviare il suo fondoschiena bruciacchiato…”.
Favola divertente, contenente il tema della crescita e della maturazione attraverso l’esperienza, essa richiama alla memoria dei cristiani la parabola evangelica di Gesù della costruzione delle due case, che risulta essere un severo monito per i seguaci di Gesù ad essere facitori degli insegnamenti etici che il nostro Signore ha insegnato. Essa è preceduta da un breve testo (21-23) che introduce efficacemente l’ammonimento di Gesù. “… Non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel Regno dei Cieli ma chi fa la volontà del Padre mi che è nei Cieli”. Interessante è quello che immediatamente segue: “ Molti mi diranno in quel giorno, “Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti”. Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuto: allontanatevi via da me, malfattori”. Esso richiama esplicitamente la condanna definitiva di chi non ha portato frutto alla fine della storia umana. E senz’altro Gesù non si riferisce soltanto ai falsi profeti, ma anche e soprattutto a tutte le professioni spurie dei suoi discepoli. Qual è il criterio attraverso cui Gesù permette l’ingresso nel Regno dei Cieli? Gesù fortemente sottolinea la richiesta dell’ubbidienza dei suoi discepoli. Egli li chiama ad uno incondizionato impegno della mente, della volontà e della vita nella realizzazione dei suoi insegnamenti etici, mettendoli in guardia da due pericolose espressioni religiose, da una mera e statica professione di fede e da una pura conoscenza intellettuale della fede cristiana. Ambedue sono tristemente popolari all’interno delle chiese, servendo come abili mimetizzazioni per disobbedire. La sequela di Gesù non può essere sostituita maldestramente da surrogati pseudo cristiani come l’impegno puramente intellettuale dell’esperienza cristiana o l’adesione puramente verbale al dettato evangelico. Gesù fortemente enfatizza che nel giorno del definitivo responso divino la vita e la morte sarà determinata dalla risposta morale di chi si definisce cristiano all’insegnamento etico di Gesù nella vita terrena.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 20 Ottobre 2011 17:50)



